La nostra associazione, IDI, è nata nel 1995 da un gruppo di donne dalle multiprofessionalità che ha scelto di offrire le proprie conoscenze e la propria esperienza ad altre donne in difficoltà, di camminare al loro fianco per costruire un domani diverso per loro e i loro bambini. All’inizio pensavamo di offrire i nostri servizi in molteplici campi, poi la violenza di genere ci ha portate a scegliere quello più pressante: il maltrattamento. Noi per prime abbiamo deciso di “uscire allo scoperto” e di metterci in gioco per offrire una opportunità di cambiamento personale, culturale e generazionale. Per affrontare nel modo dovuto questo tema, al di là di quanto avevamo già acquisito nelle nostre storie personali e delle molteplici esperienze di cui ci avevano arricchite, ci siamo rivolte ai centri della rete delle Case delle Donne già esistenti sul territorio italiano che potevano darci una formazione specifica. Dopo varie esperienze abbiamo trovato quella più congeniale al nostro modo di pensare, che è la metodologia dell’associazione Differenza Donna di Roma. Da qui abbiamo elaborato e costruito altro calando le conoscenze acquisite nella cultura del nostro territorio. Ben presto ci siamo rese conto che, al di là di aiutare la singola donna attraverso molteplici interventi a suo favore con il coinvolgimento dei servizi sociali, della polizia, dei servizi sanitari, della magistratura e quant’altro serve, che di per sé fanno prevenzione, se volevamo fare prevenzione a 360°, quindi anche rispetto all’uomo maltrattatore, dovevamo inventare qualcosa di specifico anche per i loro figli. Infatti avevamo scoperto che per la maggioranza dei tecnici i bambini esposti alla violenza intrafamiliare, assistita o subita che sia, non erano considerati parte lesa, sembrava che la loro presenza non fosse rilevata come fossero ben più resistenti di una pietra su cui scorre l’acqua da millenni. I bambini non c’erano e se c’erano erano sordi, ciechi e muti. Quindi donne senza diritti, pareri, desideri, pensieri e bambini senza nessun diritto e senza emozioni. Sembrava che nessuno collegasse la reiterazione del fenomeno nelle generazioni malgrado la storia personale delle donne maltrattate e dei loro maltrattatori. Noi abbiamo scelto di lavorare con loro perché sentiamo profondamente l’ingiustizia culturale che ha prodotto la schiavitù del maltrattamento di genere, una cultura che non rispettando i dettami della natura ma agendo artificiosamente ha reso schiave le donne e schiavisti gli uomini. Abbiamo scelto di lavorare con le donne, perché essendo la parte perdente, sono quelle che hanno maggior interesse a modificarsi e diventare abbastanza forti da divenire autonome rispetto a qualsiasi tentativo di altri di assoggettarle ai propri voleri. Noi vogliamo che le bambine e i bambini di domani siano donne e uomini liberi di scegliere il loro futuro lontano dalla spirale della violenza.
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